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"La chiesa dei Cappuccini a Sermide" di C. Rambaldi
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- Creato Martedì, 26 Ottobre 2010 13:34
Claudio Rambaldi: La chiesa dei Cappuccini a Sermide "Artestampa", novembre 2008.
INTRODUZIONE DELL'AUTORE
Questo piccolo gioiello che se ne sta un poco in disparte rispetto al tessuto urbano, nasconde all'occhio distratto o indifferente, alcuni piccoli brani d'arte i quali, se non sono esaltanti, sono però la concreta testimonianza della presenza storica e della dedizione di una comunità monastica durata circa un secolo emezzo e allontanata per effetto della presenza militare napoleonica nel 1799.
Le opere contenute rappresentano anche la testimonianza più antica esistente nel capoluogo comunale, superate per vetustà solo dalla torre civica a merlatura ghibellina, ripetutamente abbattuta e riedificata dal medioevo in poi per le alterne vicende politiche e militari di una zona cuscinetto fra il territorio ferrarese e quellomantovano.
Nell'ambito del Comune si annovera un altro monumento altrettanto importante dal punto di vista pittorico ed architettonico: la grangia benedettina nella frazione di S. Croce, altrimenti nota come "chiesa matildica", già dipendente dalla Abbazia benedettina di Felonica. Meno importante dal punto di vista architettonico è l'oratorio di S. Giovanni Battista a Caposotto, che risale al primo '500 come la pala d'altare, commissionata dalla famiglia Freddi. Il dipinto però per le sue caratteristiche stilistiche è il più
bello e importante dell'intero circondario. L'autore è ignoto ma probabilmente ha operato nell'area veneto-lombarda.
I fatti e gli eventi storici succedutisi nell'arco di tre secoli e mezzo, quelli che ci separano dal 1650, anno della fondazione del convento, riguardano questa chiesa e le persone che vi hanno avuto un ruolo attivo attraverso contatti di vario genere: i monaci, i benefattori, i predicatori, i capi delle milizie, i nobili o il popolo minuto con il suo fardello di quotidiane tribolazioni. Riguardano anche, e più in generale, la storia della intera comunità locale che non ha avuto in sorte la fortuna di lasciare documenti abbondanti e dettagliati del suo vissuto e delle sue vicende se non attraverso le scarne cronache, peraltro abbastanza puntuali, ma non temporalmente estese fino a coprire tutti i decenni trascorsi.
Se si eccettuano pochi documenti notarili per passaggi proprietari e il diario del sermidese Anselmo Fajoni, non esiste per quel periodo altra puntuale e organica descrizione storica o cronachistica relativa al territorio comunale.
